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Servi infedeli e il tradimento nei confronti del Successore di Pietro

14. Juni 2012 in Italiano, keine Lesermeinung
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L'agenzia cattolica in lingua tedesca KATH.NET pubblicato una lunga intervista di analisi sull’affare “Vatilieaks”, 16 domande a Peter Seewald autore dell'intervista a Papa Benedetto XVI "Luce del mondo."


Rom (kath.net)/Korazym)
I. Chi e che cosa si cela dietro alle “rivelazioni” intorno a Vatileaks?

Il tradimento non è una bella cosa, sebbene sia fin troppo umano. Il fatto che non si fermi nemmeno davanti alla Chiesa è già dimostrato dall’esempio degli apostoli. Solo i risultati delle indagini potranno gettare luce sui retroscena della vicenda vaticana, che ha tutte le caratteristiche di una parabola. Tutto il resto è speculazione. In base alle informazioni di cui dispongo, una cosa è certa, ovvero che Vatileaks implica un’azione preparata nei dettagli, condotta in modo sistematico e coperta con professionalità. E tutto ciò non per portare all’attenzione qualche irregolarità, bensì con l’obiettivo di danneggiare fortemente il governo di Benedetto XVI.

II. Perché viene coinvolto il segretario personale Gänswein?

Il fatto che la persona più vicina al Papa debba essere screditata non è un punto contro di lui, bensì a suo favore. È impossibile fare da scudo e non essere colpiti da qualche freccia nello scontro. Chi, per giunta, come Georg Gänswein, smaschera anche il traditore, diventa a maggior ragione un bersaglio da prendere di mira.

III. Come funziona l’apparato mediatico?

Vatileaks non è colpa dei media, ma alcuni di essi, con speculazioni, distorsioni o propaganda assurde, hanno gonfiato il caso a dismisura. Le chiacchiere da fanfaroni sostituiscono una dispendiosa ricerca, il fare branco prende il posto della riflessione personale. E specialmente quando è la Chiesa a finire nel mirino, il giornalismo di bassa lega non ha altro obiettivo che fomentare l’indignazione. Troppi cuochi guastano la zuppa, ma a quanto pare in questo caso la zuppa non riesce proprio ad essere guastata abbastanza.

IV. Perché cose già note da tempo vengono utilizzate per preparare un nuovo mix?

Primo: perché le “rivelazioni” dicono troppo poco; secondo: perché gli opportunisti dello scandalo sfruttano la questione per condurre una guerra ideologica. Come in un videogioco dalla trama molto semplice, nelle nuvolette si vede farfugliare e borbottare di “segreti dello Stato della Chiesa”, di “poteri oscuri” con i loro “loschi maneggi”, che ora fanno dubitare “della guida della loro Chiesa anche i cristiani devoti”. L’edizione più recente di “Stern” riesce addirittura nell’impresa di non contribuire alla “storia della rivelazione” con alcuna nuova inchiesta. Perché mai dovrebbe? La ricetta è collaudata: scopiazzare, aggiungere un po’ di spezie e rimpiattare: voilà, è pronto. Al caporedattore riesce persino di dimostrare che il Papa è stanco del suo ministero. Di fatto, sostiene, Benedetto XVI ha già parlato del “paradiso”.

V. L’importanza delle “rivelazioni” viene sopravvalutata?

Decisamente sì. Molti osservatori si erano aspettati qualcosa di completamente diverso e ora trovano che i documenti finora pubblicati servano ad alleggerire piuttosto che ad appesantire la vicenda del Vaticano. La corrispondente della SZ Andrea Bachstein ha osservato, con piacevole serenità: “I fatti erano per la maggior parte noti”. Ciò che alcuni tenderebbero a interpretare come un’“ingerenza esplosiva”, di fatto potrebbe essere considerato “anche normale”. Lo stesso “informatore”, Gianluigi Nuzzi, ha ammesso ciò che hanno di speciale i documenti pubblicati nel suo libro “Sua Santità” è semplicemente che “abbiamo qui documenti inediti di un Papa che è ancora in carica”.

VI. Si possono minimizzare i fatti?

No. Ciò che fa paura non è soltanto la rivelazione di segreti e di irregolarità riguardanti la banca vaticana, ma anche il comportamento poco fraterno di molti monsignori e vescovi tra di loro. Non può essere ignorata una nomenclatura, insediata da lungo tempo, che sembra orientarsi più a Macchiavelli che a Gesù, costituita da risaputi tiratori di fili, che dalla fede tessono politica, dalla politica intrighi e dagli intrighi intrecci di potere. Tra l’altro, spesso lo fanno per pura abitudine, a partire da una mentalità in base alla quale queste cose fanno semplicemente parte del gioco.

VII. Come è possibile che questi intrecci fangosi si siano allargati?

Non è un mistero che il predecessore di Benedetto XVI si sia preoccupato più della struttura globale che delle questioni interne al Vaticano, anche solo a ragione delle priorità dettate da un’epoca in cui il mondo era diviso dalla cortina di ferro. Naturalmente non si dovrebbe perdere di vista la realtà. Un grande pensatore, disse una volta una cosa riguardo ai conventi che vale anche per il Vaticano: come non ho visto persone più peccatrici di quelle incontrate qui, così non ne ho nemmeno viste di più sante altrove.

Tra l’altro, è un po’ ingenuo pensare che là, dove si parla di santità, si trovino solo cose sante. Già il tradimento di Giuda illustra simbolicamente le due grandi tentazioni della Chiesa: a) la tentazione di Mammona, per il fatto che Giuda attinge alla cassa della comunità; e b) il tradimento ideale, spirituale, con la sua opposizione al Messia, giacché egli non corrisponde in nulla alla sua idea.

VIII. L’affare Vatileaks non serve anche a far conoscere al Papa situazioni che non vanno?

Questa considerazione implica che Benedetto XVI è isolato e male informato. Ma già da cardiale, Joseph Ratzinger si è dimostrato non solo all’altezza dei tempi dal punto di vista intellettuale, ma anche sempre ben informato. La verità è che gli intrallazzi e gli intrighi gli ripugnano. È infatti il papa stesso a dire che il pericolo più grande per la Chiesa proviene dalla Chiesa stessa.

IX. Il papa non è più capace di agire?

Perlomeno è ciò che si vuol fare apparire. Vengono messe in discussione la sovranità del papa e la sua guida della Chiesa. L’obiettivo è quello di influenzare la gestione del governo e di riuscire a operare, attraverso il ricatto, arrivando fin tra i collaboratori del Papa. Appunto per questo si arriva anche a screditare persone malviste, come il segretario del papa.

X. Benedetto XVI è un papa debole?

“Quando sono debole, è allora che sono forte”, ha detto san Paolo. Da questo punto di vista, questo papa è, di fatto, un papa debole. Ma lo capisce solo chi ha imparato a pensare con l’intelligenza della fede, secondo l’insegnamento di Cristo. Il potere non è in grado di modificare il mondo per il meglio. E non è la mera amministrazione a poter mantenere o addirittura salvare la Chiesa. Nella sua incrollabile fiducia nella forza dello Spirito, dunque, il papa può scrivere dritto anche sulle righe storte e, come Gesù, andare avanti con collaboratori che, in un certo senso, gli sono capitati.

XI. Benedetto XVI è un papa forte?

Fisicamente Benedetto non è un gigante, ma è abbastanza pesante da poter pestare i piedi a qualcuno. Il risultato è noto. Da sempre considera sospetti i Pastori che lasciano correre tutto per amore del quieto vivere. Questo papa, come nessun altro, ha affrontato situazioni di irregolarità nelle proprie fila e agito di conseguenza. Il rinnovamento interiore che si è prefissato implica anzitutto un processo mentale, ma non si ferma dinanzi all’apparato. Alcuni sono rimasti talmente urtati dal mero uso della parola “demondanizzazione”, l’invito a staccarsi dal potere e dall’istituzionalizzazione al fine di essere di nuovo liberi per ciò che è proprio della fede, che si preferisce annullare la parola interpretandola piuttosto che utilizzarla.

XII. Il papa soffre per questa vicenda?

Soffre soprattutto insieme a quelle persone a lui molto vicine che ora stanno rosolando nell’inferno della propria coscienza. Chi solleva polvere come lui, chi è scomodo e continua a essere irremovibile, chi mantiene la tradizione e può citare buoni motivi per farlo, sa anche di avere a che fare con potenti forze contrarie e di dover sopportare qualche sofferenza.

XIII. I problemi non possono semplicemente essere rimossi?

Potrebbe sembrare paradossale, ma anche il male contiene qualcosa di buono. Spinge a porre domande fondamentali: che cos’è menzogna, che cos’è verità? Che cosa è giusto e che cosa è sbagliato? E infine: chi è con e chi è contro quella figura chiave, investita perché, come dice il Vangelo, le potenze degli inferi non prevalgano sulla Chiesa di Cristo?

Le tentazioni del mondo sono grandi, e può essere forte solo chi ha una fede forte. Ma è possibile opporsi ad esse, se si è sostenuti da una solida convinzione. La priorità di questo pontificato è di trasmettere gli strumenti per farlo, attraverso un insegnamento convincente e l’esempio personale.

XIV. Vatileaks rappresenta un punto di svolta?

È importante che la questione venga chiarita con attenzione, che i risultati delle indagini siano trasparenti, che si riconquisti la fiducia attraverso l’apertura e un’azione coerente. Dal tradimento nei confronti del Santo Padre possono scaturire un nuovo inizio e un’ondata di solidarietà. Non in tutti, ma comunque in molti. Allo stesso tempo bisogna ricordare che il modello del servitore infedele e disobbediente, che ora, attraverso la persona del maggiordomo, appare come in un dramma didattico sul palcoscenico, non esiste solo in Vaticano. Ciò che è davvero importante in questa vicenda non è tanto la rivelazione di qualche “mistero”, quanto il tradimento nei confronti di uno dei misteri per antonomasia, cioè il carisma del Successore di Pietro. È così che Vatileaks viene visto ovunque; o quantomeno ovunque i moniti e le indicazioni di Pietro vengono candidamente gettati al vento; dove si dorme come le vergini della parabola di Gesù, quando invece bisognerebbe rimanere svegli.

XV. Che cosa implica Vatileaks per il futuro?

La fine dell’epoca moderna è caratterizzata da un clima di confusione e di incertezza. La domanda è: quali sono le vere cause delle crisi? Può funzionare una società in cui l’uomo basta a se stesso, in cui è il suo unico metro di paragone? Che cosa voglio? Che cosa credo? Che cosa sostengo?

In un confronto che diventa sempre più aggressivo si scontrano da un lato una cultura neopagana, dall’altro una cultura basata sulla tradizione ebraico-cristiana; forse si dovrebbe addirittura dire un mondo religioso e un mondo areligioso. Specialmente la Chiesa cattolica, a causa della sua fedeltà alla tradizione, deve prepararsi a un tempo di più aspri confronti. Se i vescovi non reagiscono finalmente a questa sfida immensa, il declino della religione cristiana, che contribuisce a formare la base delle società civili occidentali, continuerà ad accelerare in modo drastico.

XVI. La Chiesa può ancora essere salvata?

Non si tratta di scomparire, bensì del fatto che il mondo che abbiamo conosciuto finora, il nostro modo di pensare, di credere e di vivere viene giudicato, che giudica se stesso; per mancanza di attenzione, per una gestione sbagliata della natura, del denaro, delle persone, di se stessi; infine per il fatto di essersi allontanati dalle evidenze originali della creazione. Dal decadimento del vecchio emerge però già il nuovo. I rami marci si staccano e diventa visibile il verde fresco. Il compito di quello che, presumibilmente, sarà l’ultimo papa tra la nuova e la vecchia era, è il rinvigorimento della fede a partire dalle forze delle sue origini. E chissà che presto non si possa anche dire che, dopo cammini d’erranza secolari, la fede della Chiesa cattolica è di nuovo tanto vicina a Cristo come non lo è stata nemmeno agli inizi.

Traduzione Korazym / Simona Storioni. Grazie!

Il articulo tedesco originale: Peter Seewald, „Die treulosen Diener und der Verrat am Nachfolger Petri“


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